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Indice glicemico & Carico glicemico

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939 foods found.
Nome del ciboIndice glicemicoCarico glicemico
Latte301.4
Latte, condensato, dolcificato6133.2
Latte, condensato, dolcificato, diluito6118.7
Latte, condensato, dolcificato, non diluito6133.2
Latte, in polvere, ricostituito, privo di grasso321.6
Latte, in polvere, ricostituito, intero271.3
Latte, evaporato271.4
Latte, evaporato, 2% grasso273.0
Latte, evaporato, 2% grasso, diluito271.6
Latte, evaporato, 2% grasso, non diluito273.0
Latte, evaporato, diluito271.4
Latte, evaporato, scremato321.9
Latte, evaporato, scremato, diluito321.9
Latte, evaporato, scremato, non diluito323.6
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Usage Note

This food database has glycemic index and glycemic load data for 939 Italian foods.
  • Glycemic load values are calculated per 100g of food weight.
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Indice glicemico

L'indice glicemico o IG (dall'inglese Glicemic index, abbreviato in GI) di un alimento, indica la velocità con cui aumenta la glicemia in seguito all'assunzione di un quantitativo dell'alimento contenente 50 g di carboidrati misurando l'andamento della curva a campana dal momento dell'ingestione a due ore dopo. Questo parametro è espresso in percentuale, e si rapporta comunemente alla velocità di aumento della glicemia con la stessa quantità di glucosio o di pane bianco. A seconda dell'alimento di riferimento, se il glucosio o il pane bianco, viene loro assegnato il valore di 100. Per convertire l'indice glicemico dal glucosio al pane bianco basta moltiplicare per 1,37, mentre viceversa basta dividere per la stessa cifra dal pane bianco al glucosio.

Il solo controllo dell'indice glicemico degli alimenti non permette di capire che quantità di un alimento può essere consumata per raggiungere una soglia che causi iperglicemia, poiché l'indice glicemico è un fattore che considera solo la velocità di assorbimento dei cibi glucidici, e quindi il relativo senso di sazietà, ma non la quantità. È vero che l'indice glicemico viene determinato dall'effetto sulla glicemia di un alimento contenente 50 grammi di carboidrati, quindi a parità di carboidrati, diversi alimenti determineranno un diverso picco glicemico. Spesso però si assiste ad una superficiale ed errata valutazione che vede i cibi ad alto indice glicemico come la causa dell'iperglicemia (alto indice glicemico=iperglicemia), quando in realtà ciò che deve essere considerato per prevenirla è unicamente il carico glicemico. È quest'ultimo metodo di calcolo infatti che serve a capire in che quantità può essere assunto un cibo glucidico per prevenire l'iperglicemia. In base a queste considerazioni si può capire che i cibi ad alto indice glicemico non causano iperglicemia in termini assoluti, ma dipende dalla quantità in cui vengono assunti. Allo stesso modo si può parlare dei cibi ad indice glicemico basso e medio, che in determinate quantità, sono comunque capaci di causare iperglicemia.

Il controllo dell'indice glicemico serve a capire la velocità di assimilazione dei carboidrati contenuti in un alimento, mentre il carico glicemico serve a calcolare una quantità adeguata di un determinato cibo per poter evitare il manifestarsi di iperglicemia. Tuttavia in tempi più recenti è emerso un nuovo parametro, l'indice insulinico, il quale misura l'impatto di un cibo direttamente sull'insulinemia e non sulla glicemia, permettendo di valutare più precisamente la risposta insulinica degli alimenti. Da questi esperimenti si è visto che la produzione di insulina non è sempre proporzionale alla risposta glicemica, perché altri fattori sono in grado di stimolare una produzione o un aumento di secrezione dell'ormone. Proteine (o amminoacidi) e grassi, infatti causano un aumento della produzione di insulina nonostante allunghino i tempi di assimilazione dei carboidrati. Cibi proteici dal contenuto assente di carboidrati, e quindi ad indice glicemico equivalente a 0, come la carne o il pesce, riescono a stimolare significativamente l'insulina, nonostante non causino iperglicemia. Mentre latte e derivati danno una risposta insulinemica molto alta nonostante l'indice glicemico basso/medio.


Scala di valori dell'indice glicemico

  • Fino a 40 l'indice glicemico è considerato MOLTO BASSO.
  • Da 41 a 55 l'indice glicemico è considerato BASSO.
  • Da 56 a 69 l'indice glicemico è considerato MODERATO.
  • Da 70 in su l'indice glicemico è considerato ALTO.

Carico glicemico

Il carico glicemico o CG (dall'inglese Glicemic load, abbreviato in GL) è un parametro che stabilisce l'impatto sulla glicemia di un pasto glucidico in base al suo indice glicemico (IG) e la quantità di carboidrati contenuti al suo interno. Il carico glicemico combina la qualità e la quantità di carboidrati in un numero. È il metodo per prevedere i valori della glicemia in base al tipo e alla quantità di cibo contenente carboidrati. La formula per calcolarlo è: GL = (indice glicemico di un alimento x la quantità di carboidrati contenuti nell'alimento) diviso per 100. Maggiore è il carico glicemico maggiore è il conseguente rilascio di insulina nel sangue, e quindi maggiore è la stimolazione dei processi di accumulo di grasso (lipogenesi).

Dalla sua scoperta nel 1981, il valore dell'indice glicemico degli alimenti pertò a pensare semplicisticamente che per prevenire casi di iperglicemia bastasse eliminare dal regime alimentare i cibi con alto indice glicemico (Metodo Montignac), e quindi a demonizzare anche alimenti dalle interessanti qualità nutritive, che pur presentando un IG relativamente elevato, non causano un impatto violento sulla glicemia se consumati in quantità moderate, oppure un impatto irrilevante se consumati in quantità basse, oppure ancora, contenengono una percentuale così bassa di carboidrati che anche in dosi modeste non riescono ad incrementare significativamente i livelli di zuccheri nel sangue. Non si era considerato che l'indice glicemico era una valore assoluto per i cibi glucidici, e che questo aveva validità se i cibi stessi venivano paragonati sulla base dello stesso contenuto di carboidrati (50 grammi). In questo modo non si comprese che era fondamentale iniziare ad introdurre il concetto della proporzione, poiché anche cibi a IG medio o basso, potevano provocare iperglicemia se assunti in quantità proporzionalmente elevate. Non si teneva conto quindi che a determinare casi di iperglicemia non era il cibo ad alto indice glicemico, ma bensì la relativa quantità di un alimento contenente carboidrati (o carboidrato puro) in base al suo indice glicemico e alla sua percentuale di carboidrati. Per rendere l'idea, incide più significativamente sulla glicemia un cibo a basso o medio indice glicemico consumato in grandi quantità, rispetto a un cibo ad alto indice glicemico consumato in quantità esigue. Con un'analogia, l'indice glicemico sta al carico glicemico come il peso specifico sta al peso di un materiale.

In base al fatto che l'insulina non viene stimolata solo dai carboidrati, ma anche da proteine (o aminoacidi) e grassi, in tempi più recenti è emerso un altro parametro in grado di determinare più precisamente la produzione di insulina in seguito all'ingestione di un pasto, che non tiene conto solo del contenuto di carboidrati, ma di tutti i nutrienti in grado di incrementare la produzione dell'ormone. Si tratta del indice insulinico (II) e carico insulinico (CI). Infatti si è visto che anche altri alimenti contenenti carboidrati in quantità minime, irrilevanti, o nulle, riuscissero comunque a stimolare una forte produzione di insulina, o che mescolare i carboidrati con proteine e/o grassi, o in generale combinare i macronutrienti in un pasto, ne incrementasse un'ulteriore secrezione. La combinazione dei metodi di misurazione "indice e carico glicemico" non sono dunque gli unici riferimenti da considerare per prevenire o controllare l'iperinsulinemia, insulinoresistenza, diabete, o controllo del peso.

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